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Appoggio a terra del piede durante la corsa

Ciao oggi vi voglio parlare dell’appoggio a terra del piede mentre corriamo.


Partiamo da un concetto fondamentale, l’appoggio a terra mentre corriamo non è il solito di quando camminiamo.

Quindi la prima regola è non portare lo schema motorio della camminata nella corsa.

La differenza maggiore fra cammino e corsa è la fase aerea.

Infatti mentre camminiamo un arto è sempre a contatto con il terreno, mentre nella corsa, fra un appoggio e l’altro abbiamo un momento in cui siamo completamente staccati dal suolo. Quindi quando atterriamo abbiamo maggiore bisogno della fase di ammortizzazione perché tutto il nostro peso, aumentato dalla velocità, va a scaricarsi completamente su un unico piede. La struttura del piede è molto simile a una balestra rovesciata, quelle barre metalliche arcuate che servivano nei vecchi camion da ammortizzatori. Va da sé che atterrare di tallone non ammortizzi l’impatto, anzi ci troviamo con tutta la gamba stesa ed incidiamo negativamente su caviglia, ginocchio e anche .

Atterrare con il metatarso aiuta questa fase.

Infatti, quando prende contatto con il suolo, il piede ha una sorta di espansione, dovuta in parte alla distensione dell’arco plantare e in parte allo sbloccaggio della caviglia che fa ruotare il piede all ‘interno andando in pronazione e aumentando così la superficie di appoggio.

Seconda regola, ognuno ha un suo modo di correre, quindi certe volte apportare delle modifiche potrebbe essere peggiorativo, andiamo di conseguenza cauti nei cambiamenti. Apportare modifiche nella tecnica di corsa dopo molti anni che corriamo può portare a infortunarsi, ormai i nostri tendini e muscoli si sono adattati a questi “errori” e hanno apportato i loro adattamenti per autodifendersi. In questi casi meglio lavorare su stretching e potenziamento generale per aiutare un sistema che sta già lavorando in situazione di stress. L’unica cosa che possiamo cambiare senza rischiare molto è l’atteggiamento della parte superiore del corpo, mantenendo scioltezza nella parte collo-spalle e nei movimenti delle braccia e cercare un atteggiamento del busto in asse con le gambe.

Terza regola, l’appoggio cambia al variare della velocità, quindi parlare di appoggio giusto o sbagliato è un po’ limitativo. Prendiamo ad esempio i campioni olimpici sulla maratona e sui 100 metri piani. Entrambi corrono bene, altrimenti non sarebbero li a giocarsi il titolo, ma in maniera sostanzialmente diversa. L’appoggio del centista è molto più spostato sulla punta del piede, mentre il maratoneta ha un appoggio più centrale. Tutto questo è dovuto a due fattori, il primo è la spesa energetica del gesto. Il maratoneta non può permettersi di correre una maratona sugli avampiedi, mentre un centista ha una gara che dura una decina di secondi, quindi non ha bisogno di fare economia. Il secondo fattore è la velocità di corsa, il centista nel suo picco massimo corre a quasi il doppio della velocità del maratoneta. I piedi a terra ci stanno per piccolissime frazioni di secondo e quindi anche volendo forse non riuscirebbe ad appoggiare per intero il piede.

Quarta regola, l’appoggio dovrebbe avvenire quando il bacino e l’asse del corpo si trovano perpendicolari al piede. Portare avanti il tallone per guadagnare qualche cm di falcata porta l’intero sistema a sopportare l’urto in una posizione di leva svantaggiosa. Per guadagnare cm bisogna lavorare sulla forza e quindi spingere di più a terra allungando di fatto la parte posteriore della falcata e non quella anteriore. Inoltre impattare col tallone davanti all’asse del corpo è una sorta di freno che ci rallenta.

Ricapitolando: l’atterraggio andrebbe fatto di metatarso e non di tallone.

Ad ogni velocità corrisponde un appoggio diverso, più si va veloci più ci spostiamo sulla parte anteriore del piede, più si va lenti più ci spostiamo verso la parte posteriore fino al camminare dove tocchiamo terra con il tallone.

Se corriamo da molti anni, appoggiando in maniera sbagliata, il cambiamento deve essere fatto gradualmente, a piccoli step, per evitare di incorrere in spiacevoli infortuni.

Buone corse

di Luca Borelli

da www.santuccirunning.it    -    richiedi ulteriori informazioni
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